la storia del
karate
dalle origini ai giorni nostri
May 18, 2019
storia presa dalla tesi di laurea del dott. pietro bernardi
Il Karate nacque nell’isola di Okinawa la principale isola dell’arcipelago delle Ryu-kyu. Essa è localizzata a 500 km al sud di Kyushu, la più meridionale del Giappone, e dista da Tokyo 1650 km. Questa piccola isola consta di una superficie di 1450 km^ circa, ha un clima sub tropicale e per la sua posizione geografica è frequentemente sotto la minaccia dei tifoni. Un altro problema del suo clima era la stagione della siccità che andava da marzo a settembre , l’acqua comune veniva spesso razionata. Pertanto essendo l’isola poco fertile la sussistenza degli abitanti veniva prevalentemente dal mare: pesca e commercio marittimo.
Partendo dal 1340 troviamo l’isola di Okinawa divisa in tre regni tra loro rivali: Chuzan o montagna di mezzo, Nanzan o montagna del sud e in fine Okuzan o montagna del nord e con molti dissensi territoriali. Si dovette arrivare al 1372, affinché l’imperatore Cinese mandò un suo rappresentante nel regno di Chuzan, il più potente dei tre e colui che unificò i regni, questo portò non solo ad una unione dei tre regni ma anche e soprattutto ad un vassallaggio fatto di tributi e proibizioni.
La situazione scritta sopra portò anche ad un inizio di relazioni culturali e commerciali tra la Cina (ma non solo) e l’arcipelago delle Ryu-Kyu, cosi che gli abitanti dell’isola cominciarono a conoscere le tradizioni e i costumi cinesi e di altri paesi limitrofi.
Sempre nel periodo di cui facciamo riferimento, si succedettero due importanti accadimenti: l’espansione commerciale dell’isola e la residenza permanente di una missione diplomatica cinese chiamata “trentasei famiglie”.
Inseguito sotto il regno di Sho-Shin (secondo Re della dinasti Sho-Hashi 1477-1526) venne indetto un primo decreto il quale vietava a tutta la popolazione okinawense di portare le armi, questo fece si che, soprattutto ai ricchi proprietari terrieri, crescesse in loro la necessità di creare mezzi di difesa per se stessi e per la proprietà.
Bisogna aspettare il 1609 affinché gli abitanti dell’isola si ribellarono allo Shogun, ma, per non farsi mancare niente, grazie a questa ribellione il clan giapponese dei Satsuma invasero l’arcipelago prendendone il dominio e gli okinawensi ricaddero sotto un altra egemonia quella giapponese.
Il clan Satsuma non rinforzò l’interdizione sul possesso delle armi ma ne vietò anche l’importazione anche se per solo autodifesa.
Un vecchio libro scriveva: “Gli abitanti di Okinawa erano privati certo di armi ma non erano privati di mezzi di difesa”. Questo voleva significare che grazie anche alla proibizione delle armi che il clan giapponese invase l’arcipelago delle Ryu-Kyu, non ha certo sancito una debolezza degli okinawensi, piuttosto una filosofia positiva, infatti il decreto di cui abbiamo parlato sopra non gettò affatto il paese in uno stato di disordine.
Il controllo dei Satsuma, che alla fine ridusse in miseria il popolo di queste isole, durò quasi tre secoli fino al 1879, anno in cui il re Sho Tai abdicò e l’isola entrò ufficialmente a far parte dell’impero giapponese.
Solo conoscendo la storia di Okinawa si può conoscere la storia del Karate, perché esso nacque grazie alle vicissitudini del suo paese.
Le prime forme di combattimento create per difendersi dagli invasori e che uscirono fuori dalla clandestinità vennero chiamate “To-De” o mano cinese ed in ogni città nacquero e si distinsero delle forme di lotta con proprie caratteristiche, ad esempio a Naha il “Naha-Te” mano di Naha, in seguito sempre più codificate e sempre più diffuse nel mondo vennero chiamate con un unico nome “Karate” mano vuota, per finire con “Karate-Do” la via della mano vuota.
Il “Naha te” ebbe il suo più grande rappresentante Kanryo Higaonna, tra i suoi allievi troviamo Seiko Higa anche Chuju Miyagi, il quale alla sua morte gli diede la successione della scuola, che in seguito la chiamò “Goju Ryu” lo stile duro morbido, cioè duro nell’attacco e “morbido”/”cedevole” nella difesa.
Per finire dobbiamo mettere in risalto che tutto quanto descritto sopra illustra chiaramente anche la nascita dei principi di combattimento che vennero ingegnosamente applicati agli utensili di uso comune cosi come una vera e autentica Arte Marziale come il Kobudo.
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